Il candidato è motivato?

Uno dei compiti dell’Headhunter è quello di comprendere qual è la reale motivazione che spinge il candidato ad abbracciare un nuovo progetto ed entrare a far parte di un nuovo team. Questa analisi è complessa e richiede il possesso di un’empatia particolarmente sviluppata da parte di chi conduce la selezione. L’ascolto attento ed una “lettura” analitica del percorso professionale del candidato, inoltre, sono requisiti essenziali per comprendere chi abbiamo di fronte. L’investigazione delle motivazioni sottese (e non solo quelle dichiarate dal candidato per compiacere l’interlocutore) è parte essenziale del nostro lavoro.

Partiamo definendo cos’è la motivazione. La motivazione è l’energia che ci spinge a mettere in atto un comportamento. Ci sono diversi studi sulla motivazione: Eltor Mayo e la Scuola delle Relazioni Umane degli anni ‘30, passando per Maslow e la famosa scala dei bisogni, fino al contributo di McClelland su successo, affiliazione e potere, o ancora la teoria di Vroom sulle aspettative e quella recente sulle spinte emotive di Nohria, Groysberg e Lee; un corpus importante ed in evoluzione. Quello che però ci interessa approfondire è: come possiamo capire le reali motivazioni al cambiamento da parte del candidato?

Intanto abbiamo scoperto che la remunerazione ha il suo peso, ma non è mai la principale motivazione al cambiamento!

Una nuova sfida professionale è quasi sempre la ragione principale per cui un candidato, proiettato in un percorso di carriera, si guarda intorno. Il matching tra i desiderata dell’azienda e quelli del candidato è un punto essenziale per entrambe le parti: per l’azienda è importante avere la certezza che la persona che entrerà nell’organizzazione abbia lo spirito giusto per affrontare il nuovo progetto; per il candidato è prioritario capire se quello è il posto giusto per la sua carriera.

Ed ecco alcune domande che il candidato dovrà porsi:

  1. Mi piace l’azienda, la sua mission ed i suoi valori?
  2. Condivido il progetto e la sfida presentata?
  3. Mi troverò bene con il mio nuovo capo? E con il team di colleghi?
  4. C’è un programma di training che ritengo adeguato alle mie aspirazioni professionali?

L’azienda, invece, dovrà chiedersi:

  1. Le competenze del candidato (hard & soft) sono in linea con la mappatura delle competenze che abbiamo tracciato per quel profilo?
  2. Saprà integrarsi bene all’interno del team?
  3. Ha un sistema di valori in linea con quello aziendale?
  4. Ha la giusta motivazione?

Un buon modo di scandagliare la motivazione è il controllo incrociato, ovvero la verifica fatta da persone diverse (Headhunter, HR Manager, Direttore BU, ecc.) in almeno due momenti diversi del processo di selezione (all’inizio ed in fase finale). Un successivo confronto ci aiuterà a capire davvero se il candidato ha motivazioni in linea con il nostro progetto.

In conclusione, per l’Headhunter è necessario investigare le motivazioni che spingono il candidato al cambiamento in modo da riuscire a presentare all’azienda il profilo ideale in grado di affrontare la nuova sfida professionale.

 

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3 Comments

  1. Ian febbraio 21, 2018 at 5:54 pm - Reply

    Non condivido i punti che fanno riferimento al candidato, essenziale è il punto: l’Azienda paga bene riconoscendo pertanto la mia professionalita’? Dopo tutto non si lavora certo per la gloria e questa modalità tutta italiana di posticipare questo importantissimo fattore credo sia causa di malintesi e di perdite di tempo reciproche, ossia sia per i candidati che per le aziende. Prediligo il sistema anglosassone dove per ragioni di chiarezza ed onestà quando si cerca ad esempio una segretaria si dice “cercasi segretaria e paghiamo 25 K Pounds all’anno”. Semplice ma agli italiani piace giocare a carte coperte….

  2. Giuseppe Morante febbraio 21, 2018 at 6:56 pm - Reply

    Buongiorno,
    Sono pienamente d’accordo. Il fattore principale che spesso motiva la persona a cambiare lavoro non e’ solo quella economica. Per mia esperienza altre motivazioni sono
    1) Voglia di avere nuove esperienze lavorative
    2) Voglia di lavorare in ambienti organizzati. Questo lo ho verificato in 37 anni di lavoro partecipando anche a selezione e formazione del personale

    Cordiali Saluti.
    Morante Cap. Giuseppe
    Consigliere Delegato & HSE Corporate Manager di HD Srl

  3. Franco Chiozzi febbraio 21, 2018 at 7:58 pm - Reply

    Ovviamente condivido completamente quanto riportato nel breve articolo.
    Voglio rafforzare un aspetto che avete accennato e riportato al punto 3 delle valutazioni dell’azienda, infatti oltre alle motivazioni che sono fondamentali, anche i valori sono molto importanti (secondo me uno di quelli è la stabilità e non il cambio di azienda “troppo frequente”).
    Comunque si potrebbe scrivere per ore, ringrazio per lo stimolo alla riflessione che avete riportato.
    Cordiali Saluti.

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